sabato 6 settembre 2014

Diary of a madman



E’ dal 1990. Non so come sia accaduto. Ho una vecchia agenda di una compagnia assicurativa, una di quelle che ti regalano sotto Natale. Ho sempre avuto la mania delle agende, nelle quali scrivere appuntamenti, cose da ricordare, numeri di telefono, quasi volessi creare una vita ricca di avvenimenti, molto di più di quelli che ho effettivamente. Ultimamente vado in giro con un Moleskine, un’agenda Mondadori ed un’agenda di rappresentanze. Porto questi tre tomi insieme ad una versione in inglese di “Gente di Dublino” di Joyce, scovata dentro gli scaffali di una libreria ortonese per soli quattro euro.
L’agenda del 1990 è diversa: nelle sue pagine ho annotato tutti gli acquisti discografici che ho effettuato dalla fine del 1989, all’altro ieri. E’ un’agenda che è cresciuta pian piano, senza particolari ansie, compilata dopo le mie puntate nei negozi di mezz’Italia, da Roma a Bologna. Ventiquattro anni di scelte, ricerche, sorprese e delusioni. In questo diario, ogni tanto, ho provato a fare classifiche annuali di ciò che avevo acquistato ed ascoltato.
Spesso, scorrendo le prime pagine, mi rendo conto di quanti dischi ancora oggi mi sono rimasti nel cuore e di quanto sono durato l’arco di una stagione. La musica ha condizionato tantissimo la mia vita e molto spesso risulta essere un limite per la fruibilità, da parte mia, di alcuni luoghi.
Non sopporto le palestre perché odio le radio commerciali e la loro musica, detesto la voce gracchiante di Ramazzotti negli altoparlanti dei parcheggi Iper, odio gli uffici dove, di prima mattina, la Pausini infesta i locali con la sua lamentosa nenia. Il mio diario rispecchia totalmente quella che è la mia idea di musica, i momenti della mia vita nei quali ho prediletto determinati generi, i momenti nei quali ho acquistato pochi cd. Sono arrivato addirittura a creare diagrammi, per esaminare, come sia cambiata la propensione all’acquisto di lp o cd, con il passare degli anni. Altro elemento interessante è quello della scoperta di alcuni artisti “classici” lasciati da parte, solo per negligenza o pigrizia e rivalutati in “tarda età”. A differenza di molti miei coetanei, non mi sono mai aggrappato alle nostalgie, rifuggendo le nuove proposte. Ho sempre avuto la convinzione che la musica rock avesse un forte potere rigenerante, una sorta di araba fenice, la quale riprendesse forza dalle sue ceneri. Così, ultimamente, seguo tanti bloggers, i quali mi danno continuamente delle dritte sulle nuove uscite. Io ascolto sempre con la mente aperta e l’anima predisposto, non ho preclusioni, sono convinto che i ragazzi abbiano tanto da dire, musicalmente parlando. Quello che mi rammarica è il non aver tenuto il diario della mia vita, avrebbe potuto essere un’esperienza molto interessante. Mi accontento, per il momento di questa agenda piena di titoli. Chissà che non sia questa a rappresentare veramente quello che sono.Ci sono ancora tante pagine vuote.

mercoledì 14 agosto 2013

Chiara Jerì



Ci ho messo tempo, lo ammetto.
Ho approfittato della lunga preparazione per una gara di triathlon, caricando i brani sull’Ipod ed ascoltandoli nelle tante ore passate sulla bici. Dovevo farmi un’idea che non fosse superficiale, perché la musica ed i musicisti di queste canzoni, non sono superficiali. Poi ho pensato al mare che si vede da Livorno. Un mare diverso dall’Adriatico ed ho provato a capire come avessero fatto queste due sponde ad unirsi. Spero di aver trovato un filo comune a queste storie e di essere entrato nell’essenza di queste note, anche perché, di questi tempi, mi è difficile ascoltare musica che non abbia dentro di sé, la rabbia che non riesco ad esprimere nei confronti di tutto ciò che è esterno a me. Mi è altrettanto difficile separare questa musica dall’immagine di quello che è stato il rapporto con il compositore della maggiore parte di questi brani, rapporto che ho lasciato andare, per mia manifesta negligenza, complice un periodo di estrema superficialità. Ormai, a cose fatte, rimane la musica. 

Cambiare i luoghi della propria vita, cambiare amori ed amicizie, lasciarsi andare nella nebbia di quello che sarà, con tanto dolore ma senza rimpianti, perché i rimpianti fanno schifo, si attaccano come le zecche. Tutto questo ha sostenuto l’emergenza della ragione di questi brani. Dall’altra parte c’è una persona sensibile, con i nervi appuntiti come una matita, pronti a cogliere qualsiasi sbalzo di umore, qualsiasi cambiamento dello sguardo. Così, la sua voce non può mentire, lo senti dal tremolio delle pause, dalla voglia di piangere tenuta a stento. Raramente qualcuno ha potuto essere così partecipe di un testo, di una melodia; senti che qualcosa potrebbe spezzarsi da un momento all’altro, come se una cantante potesse fermarsi all’improvviso e registrare questa sua esitazione nei solchi di un disco. Questo a Chiara, potremmo perdonarlo, perché a volte la sua voce, ti prende alla gola, ti chiede di tenderle la mano, per tirarla fuori da quel baratro, dal quale ella tenta di uscire. C’è Genova nella mente, quelle strade arancioni di polvere, vicino al porto, dove si ammucchiano colori, volti ed odori. 
Ma c’è anche il taglio dei tramonti sul tirreno, con quegli occhi rivolti sempre agli orizzonti lontani, dove partire, significa uscire nel mare aperto, verso le terre lontane, nelle quali ognuno ha almeno desiderato scappare, per una volta. Saranno diversi gli amori sul Tirreno? E gli abbandoni? Anni fa volli fare un vicino dall’Adriatico alla costa laziale. Lo feci per il solo obiettivo di levarmi le scarpe e bagnare i piedi in un mare differente. Quella giornata significò molto per me e per quelli che erano con me. E’ vero, succedono cose straordinarie dall’altra parte del mare. 


Grazie Chiara.


Chiara Jerì - Mobile identità
Chiara Jerì e Andrea Barsali - Mezzanota

venerdì 25 gennaio 2013

I migliori chitarristi ortonesi



Di solito non parlo degli altri chitarristi. Il chitarrista non è un individuo appartenente alla categoria delle "brave persone". Non completamente, almeno. Tutti non chitarristi, sappiamo fin dal primo giorno in cui prendiamo la chitarra in mano, che la nostra vita di axeman sarà speciale, diversa dalle altre. Le nostre certezze possono essere riassunte in vari punti fissi, come assiomi già dimostrati o dogmi non disgregabili da dubbi od incertezze.  Parlerò in prima persona e sono sicuro che molti chitarristi capiranno cosa intendo. Punto primo: sono il miglior chitarrista che ci sia in circolazione. Non importa quello che fanno gli altri, anche se sono più veloci di Malmsteen, più funambolici di Vai, più geniali di Zappa, più tecnologici di Bill Frisell, perchè io ho qualcosa di speciale anche se adesso non ho tempo di esprimere le mie potenzialità. Punto secondo: parlo bene degli altri chitarristi per cortesia ma, quando mi chiedono un parere, passo lentamente dall'elogio alla stroncatura tramite la tecnica dell'insinuazione-dubbio. Punto terzo: se vedo un chitarrista fare un assolo da manuale, sono capace di negare anche l'evidenza. Punto quarto: la chitarra che ho e l'attrezzatura che ho sono il top, anche se il mio suono è simile a quello di una canna spaccata. Ultimo punto: anche se suoniamo insieme in un apparente contesto musicalmente democratico, primo o poi alzo il volume del mio ampli e ti sotterro. Detto questo, i chitarristi non potranno mai essere amici tra loro a meno che uno dei due non decida di cambiare strumento. Così per stilare la classifica di quelli che reputo essere i migliori chitarristi oggi in circolazione ad Ortona, devo effettuare un'operazione molto semplice: escludere totalmente che io sia un chitarrista. Potrebbe anche essere plausibile, dato che la mia chitarra ha iniziato, negli ultimi anni e specialmente negli ultimi mesi, a prendere sempre più polvere sopra al treppiedi.
Prima di iniziare vorrei specificare che per me un chitarrista è bravo quando può avere una delle seguenti qualità oppure le stesse qualità combinate in varie maniere: tecnica, suono, idee, sensibilità, adattabilità, cultura dello strumento, cultura musicale trasportata in musica, creatività, presenza scenica.
Inizierei da quelli più “anziani” in attività’. Tre sono per me i senatori della chitarra ortonese: Sergio Civitarese, Walter Saba e Sauro Grumelli. Del primo posso solo menzionare l’enorme conoscenza del repertorio rock. Con Sergio si può suonare tutto dal 1980 in giù. Una cultura enciclopedica, una sicurezza per gli altri musicisti. Questo è un chitarrista che ti para il culo in ogni occasione. Walter Saba è il chitarrista dell’imprevedibile: dotato di gusto raffinato nei solo melodici e capace di affrontare brani senza conoscerli. Walter è il chitarrista delle jam. Puoi accennare un motivo improvvisato e Walter ti segue, solo guardando il cambiamento delle espressioni sul tuo viso. Instancabile guitar barman. Sauro è un Neil Young dal suono secco definito a tratti nervoso, dall’accordo calibrato e cristallino. Sauro è il chitarrista – impressionista.
Arriviamo velocemente al quartetto dei master: Cesare Paolini, Francesco Olivieri , Augusto Miccoli e Nico Marino. Cesare è rock italiano, per eccellenza. Potrebbe essere un Dodi Battaglia, un Poggipollini ,un Solieri, ma è un accademico della chitarra acustica con grande conoscenza dei brani. A tratti imprevedibile, riesce sempre a darti l’accordo migliore nelle trasposizioni. Francesco Olivieri è la chitarra moderna per eccellenza. Grande esecutore di Satriani, Vai e Van Halen, ha una collezione incredibile di chitarre che riesce scambiare con altri maniaci a gran velocità. Grandi capacità didattiche lo rendono perfetto per l’insegnamento ai ragazzi. I suoi alunni raggiungono ottimi risultati in poco tempo. Non ama i vecchi chitarristi e la chitarra suonata con le dita. Augusto Miccoli è il chitarrista completo. Riesce a passare dall’heavy metal alla musica napoletana, al jazz, cambiando strumento, suono e tecniche in poco tempo. Per Nico Marino il discorso potrebbe essere simile a quello di Augusto anche se Nico predilige molto la personalizzazione di brani conosciuti, utilizzando strumenti acustici o classici. Ottimo gusto nei solo.
Arriviamo agli junior: Alberto Soraci, Leonardo Antonelli, Lorenzo Di Deo e Angelo Di Nunzio.
Alberto è il talento per eccellenza. Polistrumentista, arrangiatore. Sta scoprendo le delizie del lap steel. Uscito come Leonardo e Lorenzo, dalla scuola di Francesco Olivieri, ha completato il repertorio chitarristico grazie ad altri modelli di riferimento, tra questi Knopfler o Landreth. Stesso discorso per Leonardo Antonelli, con l’aggiunta di una maggiore cattiveria e velocità in alcuno solo. Per Lorenzo vale il discorso dei primi due anche se il ragazzo sta scoprendo una dimensione più intimista della chitarra. Questo è un aspetto che lo rende molto simile a me, per certi versi. Angelo ha il dono di essere rigoroso nel cercare le sonorità adatte al genere musicale che ama di più: il rock anni '60/70. E' un chitarrista essenziale , dotato di buon gusto. Oltre al rock ha un progetto parallelo nel quale esplica la sua fertilissima vena reativa ed è conosciuto anche fuori Abruzzo. E' un piacere suonare con lui.
Ok spero di non aver fatto torto a nessuno, oppure no?

martedì 9 ottobre 2012

Vadano in culo gli Zeppelin

E' accaduto. Dopo tre anni di ripensamenti, abbandoni, riprese, ho finalmente mandato affanculo Zeppelin e dintorni. Non l'ho fatto con cattiveria ma con la consapevolezza di chi, dopo aver masticato il cosiddetto "rock classico" per anni, non può passare il resto della sua vita a manipolare cadaveri. Ho conosciuto persone capaci di vivere, già avanti con gli anni, solo per il ricordo di quello che fu e coltivare questi frammenti di memoria come l'ambrosia degli dei immortali a coprire tutto il nuovo che si  presentava loro sotto il naso. Sono questi i nostalgici degli anni  '60, dei '70, degli '80. Non ho mai visto in loro un barlume di curiosità per il nuovo, per l'inatteso, ma sempre un continuo rifugiarsi negli assoli di Gilmour o nell'inno americano di Hendrix a Woodstock. Alcuni a fantasticare della vita "libera" degli hippie, altri a glorificare le pistole cariche di Cobain. Ho deciso: è stato bello ma ora basta. Metto nella cantina della memoria il vecchio e vado avanti. Lo devo fare perchè questo essere "fedeli ai classici" mi ha fatto perdere il treno dei chitarristi. Mi sono reso conto che il mio modo di suonare non è solo superato, è inadeguato. Oggi la tecnica si è molto sviluppata, non in termini di velocità o funambolismo, ma dal punto di vista della cura nello studio dello strumento. Ancorandomi al mestiere di chi suona da tanti anni, mi sono illuso di poter ricavare un posto speciale nella piccola cerchia dei musicisti locali ed ho dovuto constatare la mia incapacità di competere perfino con i quindicenni. Sono stati belli questi 32 anni passati con la chitarra, ma ho capito che posso avere solo un posto rigidamente definito nel settore, non posso pretendere di più. Penso che questo mio limite sia proprio colpa dell'attaccamento al "vecchio stile", un attaccamento ostinato e talvolta stupido. Non voglio più sentire parlare di "era meglio prima", non si può morire di nostalgia, almeno io no.

giovedì 9 febbraio 2012

Quello che non è stato

Sono riuscito, dopo vari tentativi, ad inziare un lungo lavoro di passaggio della musica che ho composto, dal mio vecchio multitracce Fostex x-28h, al cubase che ho installato sul computer. Il lavoro è molto lungo e la sequenza dei brani, va da fine 1987 fino alla settimana scorsa. Se si esclude il mio disco uscito nel 2007, tutti i brani sono inediti e raramente suonati dal vivo. Le prime realizzazioni le ho registrate utilizzando il metodo dei registratori " a cascata". La qualità sonora è terribile e sicuramente il riportarli in digitale non contribuirà alla loro rianimazione. Tuttavia questa operazione che è sempre risultata laboriosa e che è stata tentata negli anni, con molta faticosa e poca soddisfazione, potrà farmi capire quello che è stata la mia vita musicale in questo quarto di secolo. Ho sempre pensato alla chitarra come ad uno strumento per creare. La prima cosa che feci, la sera antecedente la prima lezione di chitarra della mia vita, avendo una chitarra prestata da un vicino, fu quella di registrare delle cose con un vecchio Hitachi mono, inventando delle sequenza su singole corde ( siamo nel dicembre del 1981). Durante i primi anni di studio, raramente mi capitava di passare il tempo suonando brani di autori conosciuti. Quello che mi interessava era inventare arpeggi, melodie, giri di accordi. Spesso mi veniva chiesto di portare la chitarra nelle feste tra ragazzi e a queste richieste opponevo un cortese rifiuto: non avrei saputo riprodurre alcun brano di Battisti, dei Pink Floyd o di De Andrè. Ho seguito l'iter contrario a quello dei chitarristi adolescenti: suonare per acchiappare. Ho iniziato a sviluppare la dimensione della chitarra come momento per dialogare con me stesso lasciando gli altri fuori. Così questi brani hanno rappresentato emozioni speranze, amarezze, tentativi, ricerche, progetti che hanno scritto la mia storia. Non mi importa se questa storia non mi ha visto diventare famoso, ma è la mia storia. Ora è il giudizio su me stesso quello che conta: ascoltare per capire cosa avrebbe potuto essere e non è stato. Non so se questo giudizio lo possa dare solo io; in ogni caso sto mettendo nero su bianco la quantità elefantiaca di brani di musica acustica, brani cantati, bozze di brani elettrici compiuti con testo ed arrangiamenti, brani nper spettacoli teatrali, interi albun fatti per scherzare con gli amici, registrazioni live irripetibili, registrazioni con band che mai più torneranno insieme e di band che non avrebbero mai pensato di tornare insieme. Quello che non è stato forse non lo capirò mai, ma quello che è stato è qui e lo sto ascoltando ora.

domenica 13 dicembre 2009

Gli artisti più sfigati della storia del rock


1 - Def Leppard
2 - Lynyrd Skynyrd
3 - Buddy Holly & Richie Valens
4 - Guido Toffoletti
5 - Allman Brothers
6 - Pete Best
7 - Southside Johnny
8 - Ted Hawkins
9 - Eddie Cochran & Gene Vincent
10 - John Campbell

sabato 7 novembre 2009

I gruppi inutili nella storia del rock



Forse le band la cui assenza, non avrebbe cambiato di un cm la storia del rock.
1 - Queen
2 -Extreme
3 -Slade
4 -Dream Theater
5 -Cult
6 - Mister Mister
7 - Tangerine dream
8 -Plastic Ono Band
9 -Killers
10 -Offspring