mercoledì 14 agosto 2013

Chiara Jerì



Ci ho messo tempo, lo ammetto.
Ho approfittato della lunga preparazione per una gara di triathlon, caricando i brani sull’Ipod ed ascoltandoli nelle tante ore passate sulla bici. Dovevo farmi un’idea che non fosse superficiale, perché la musica ed i musicisti di queste canzoni, non sono superficiali. Poi ho pensato al mare che si vede da Livorno. Un mare diverso dall’Adriatico ed ho provato a capire come avessero fatto queste due sponde ad unirsi. Spero di aver trovato un filo comune a queste storie e di essere entrato nell’essenza di queste note, anche perché, di questi tempi, mi è difficile ascoltare musica che non abbia dentro di sé, la rabbia che non riesco ad esprimere nei confronti di tutto ciò che è esterno a me. Mi è altrettanto difficile separare questa musica dall’immagine di quello che è stato il rapporto con il compositore della maggiore parte di questi brani, rapporto che ho lasciato andare, per mia manifesta negligenza, complice un periodo di estrema superficialità. Ormai, a cose fatte, rimane la musica. 

Cambiare i luoghi della propria vita, cambiare amori ed amicizie, lasciarsi andare nella nebbia di quello che sarà, con tanto dolore ma senza rimpianti, perché i rimpianti fanno schifo, si attaccano come le zecche. Tutto questo ha sostenuto l’emergenza della ragione di questi brani. Dall’altra parte c’è una persona sensibile, con i nervi appuntiti come una matita, pronti a cogliere qualsiasi sbalzo di umore, qualsiasi cambiamento dello sguardo. Così, la sua voce non può mentire, lo senti dal tremolio delle pause, dalla voglia di piangere tenuta a stento. Raramente qualcuno ha potuto essere così partecipe di un testo, di una melodia; senti che qualcosa potrebbe spezzarsi da un momento all’altro, come se una cantante potesse fermarsi all’improvviso e registrare questa sua esitazione nei solchi di un disco. Questo a Chiara, potremmo perdonarlo, perché a volte la sua voce, ti prende alla gola, ti chiede di tenderle la mano, per tirarla fuori da quel baratro, dal quale ella tenta di uscire. C’è Genova nella mente, quelle strade arancioni di polvere, vicino al porto, dove si ammucchiano colori, volti ed odori. 
Ma c’è anche il taglio dei tramonti sul tirreno, con quegli occhi rivolti sempre agli orizzonti lontani, dove partire, significa uscire nel mare aperto, verso le terre lontane, nelle quali ognuno ha almeno desiderato scappare, per una volta. Saranno diversi gli amori sul Tirreno? E gli abbandoni? Anni fa volli fare un vicino dall’Adriatico alla costa laziale. Lo feci per il solo obiettivo di levarmi le scarpe e bagnare i piedi in un mare differente. Quella giornata significò molto per me e per quelli che erano con me. E’ vero, succedono cose straordinarie dall’altra parte del mare. 


Grazie Chiara.


Chiara Jerì - Mobile identità
Chiara Jerì e Andrea Barsali - Mezzanota

venerdì 25 gennaio 2013

I migliori chitarristi ortonesi



Di solito non parlo degli altri chitarristi. Il chitarrista non è un individuo appartenente alla categoria delle "brave persone". Non completamente, almeno. Tutti non chitarristi, sappiamo fin dal primo giorno in cui prendiamo la chitarra in mano, che la nostra vita di axeman sarà speciale, diversa dalle altre. Le nostre certezze possono essere riassunte in vari punti fissi, come assiomi già dimostrati o dogmi non disgregabili da dubbi od incertezze.  Parlerò in prima persona e sono sicuro che molti chitarristi capiranno cosa intendo. Punto primo: sono il miglior chitarrista che ci sia in circolazione. Non importa quello che fanno gli altri, anche se sono più veloci di Malmsteen, più funambolici di Vai, più geniali di Zappa, più tecnologici di Bill Frisell, perchè io ho qualcosa di speciale anche se adesso non ho tempo di esprimere le mie potenzialità. Punto secondo: parlo bene degli altri chitarristi per cortesia ma, quando mi chiedono un parere, passo lentamente dall'elogio alla stroncatura tramite la tecnica dell'insinuazione-dubbio. Punto terzo: se vedo un chitarrista fare un assolo da manuale, sono capace di negare anche l'evidenza. Punto quarto: la chitarra che ho e l'attrezzatura che ho sono il top, anche se il mio suono è simile a quello di una canna spaccata. Ultimo punto: anche se suoniamo insieme in un apparente contesto musicalmente democratico, primo o poi alzo il volume del mio ampli e ti sotterro. Detto questo, i chitarristi non potranno mai essere amici tra loro a meno che uno dei due non decida di cambiare strumento. Così per stilare la classifica di quelli che reputo essere i migliori chitarristi oggi in circolazione ad Ortona, devo effettuare un'operazione molto semplice: escludere totalmente che io sia un chitarrista. Potrebbe anche essere plausibile, dato che la mia chitarra ha iniziato, negli ultimi anni e specialmente negli ultimi mesi, a prendere sempre più polvere sopra al treppiedi.
Prima di iniziare vorrei specificare che per me un chitarrista è bravo quando può avere una delle seguenti qualità oppure le stesse qualità combinate in varie maniere: tecnica, suono, idee, sensibilità, adattabilità, cultura dello strumento, cultura musicale trasportata in musica, creatività, presenza scenica.
Inizierei da quelli più “anziani” in attività’. Tre sono per me i senatori della chitarra ortonese: Sergio Civitarese, Walter Saba e Sauro Grumelli. Del primo posso solo menzionare l’enorme conoscenza del repertorio rock. Con Sergio si può suonare tutto dal 1980 in giù. Una cultura enciclopedica, una sicurezza per gli altri musicisti. Questo è un chitarrista che ti para il culo in ogni occasione. Walter Saba è il chitarrista dell’imprevedibile: dotato di gusto raffinato nei solo melodici e capace di affrontare brani senza conoscerli. Walter è il chitarrista delle jam. Puoi accennare un motivo improvvisato e Walter ti segue, solo guardando il cambiamento delle espressioni sul tuo viso. Instancabile guitar barman. Sauro è un Neil Young dal suono secco definito a tratti nervoso, dall’accordo calibrato e cristallino. Sauro è il chitarrista – impressionista.
Arriviamo velocemente al quartetto dei master: Cesare Paolini, Francesco Olivieri , Augusto Miccoli e Nico Marino. Cesare è rock italiano, per eccellenza. Potrebbe essere un Dodi Battaglia, un Poggipollini ,un Solieri, ma è un accademico della chitarra acustica con grande conoscenza dei brani. A tratti imprevedibile, riesce sempre a darti l’accordo migliore nelle trasposizioni. Francesco Olivieri è la chitarra moderna per eccellenza. Grande esecutore di Satriani, Vai e Van Halen, ha una collezione incredibile di chitarre che riesce scambiare con altri maniaci a gran velocità. Grandi capacità didattiche lo rendono perfetto per l’insegnamento ai ragazzi. I suoi alunni raggiungono ottimi risultati in poco tempo. Non ama i vecchi chitarristi e la chitarra suonata con le dita. Augusto Miccoli è il chitarrista completo. Riesce a passare dall’heavy metal alla musica napoletana, al jazz, cambiando strumento, suono e tecniche in poco tempo. Per Nico Marino il discorso potrebbe essere simile a quello di Augusto anche se Nico predilige molto la personalizzazione di brani conosciuti, utilizzando strumenti acustici o classici. Ottimo gusto nei solo.
Arriviamo agli junior: Alberto Soraci, Leonardo Antonelli, Lorenzo Di Deo e Angelo Di Nunzio.
Alberto è il talento per eccellenza. Polistrumentista, arrangiatore. Sta scoprendo le delizie del lap steel. Uscito come Leonardo e Lorenzo, dalla scuola di Francesco Olivieri, ha completato il repertorio chitarristico grazie ad altri modelli di riferimento, tra questi Knopfler o Landreth. Stesso discorso per Leonardo Antonelli, con l’aggiunta di una maggiore cattiveria e velocità in alcuno solo. Per Lorenzo vale il discorso dei primi due anche se il ragazzo sta scoprendo una dimensione più intimista della chitarra. Questo è un aspetto che lo rende molto simile a me, per certi versi. Angelo ha il dono di essere rigoroso nel cercare le sonorità adatte al genere musicale che ama di più: il rock anni '60/70. E' un chitarrista essenziale , dotato di buon gusto. Oltre al rock ha un progetto parallelo nel quale esplica la sua fertilissima vena reativa ed è conosciuto anche fuori Abruzzo. E' un piacere suonare con lui.
Ok spero di non aver fatto torto a nessuno, oppure no?