giovedì 7 maggio 2009

Il Manuale di quello che è stato


Mi rinchiusi nella vecchia casa dei nonni, per una ventina di giorni, nell'estate del 1990. Un vecchio edificio in pietra della Majella, con una torre di vedetta che si affacciava sulla valle, verso il lago. In quel luogo, che era stato una vecchia osteria, respiravo ancora la storia della mia famiglia, sentendo sotto i miei piedi il monolite della stirpe e della inamovibilità delle cose. Volevo fare manutenzione, in una sorta di riconoscenza rispetto verso gli avi, che tanta fatica avevano fatto nel costruire quel caseggiato. Nella quiete del paese, interdetto al traffico veicolare e nel quale, il tempo era scandito dalla vecchia campane della chiesa, avevo un solo compagno: il registratore. Da Ortona mi ero portato due cassette: una era il disco di esordio come solista di Steve Wynn (Dream Syindicate) e l'altra era il disco solista di Bob Mould (Husker Du). Così mentre lavoravo a tinteggiature, pitturazioni, serrature, tubazioni, porte, finestre, cantine in disordine, quella era la mia colonna sonora. Non tardai molto ad esprimere la mia prefernza verso il disco di Mould. Capivo e le condizioni nelle quali era nato quel disco. lo scioglimento degli Husker Du, le incomprensioni con Hart, sempre più preso dall'eroina, il bisogno di stabilire dei silenzi, dopo l'uragano elettrico di uno dei due gruppi punk da me preferiti di sempre (l'altro erano gli X). "Workbook" era un disco acustico, vagamente crepuscolare, pieno della consapevolezza di una gioventù agli sgoccioli. Io avevo 22 anni e non riuscivo a comprendere completamente cosa volesse dire, diventare adulti. Questo disco mi aiutò molto, mi donò la capacità di vivere quel tempo, sapendo che sarebbe stato quello in quel momento e mai più. Grazie alla pratica "Zen" dei lavori di casa, riuscì a dare una dimensione alle ore, anche senza l'orologio. Il disco di Mould non era un vero capolavoro, intendiamoci. Sono pronto a scommettere però, che ognuno di voi conserva nella memoria, dischi imperfetti musicalmente, ma perfetti per determinate fasi della propria vita. Riesco a conservare il ricordo, dunque, il ricordo del periodo legato a quel disco.

2 commenti:

  1. Di dischi per ricordare fasi importanti della vita ne ho più d'uno. Infatti quando ho iniziato il blog ho proprio dedicato una serie di post a questo argomento con l'etichetta "album vissuti". Ognuno è legato a momenti particolari. Mi piace ricordare Overnite sensation, il disco che mi avvicinò e mi fece amare Frank Zappa. Me lo fece conoscere Alfredo, un vecchio freak (che ora non c'è più) quando giovanissimo incominciai a trasmettere a Radio Graal. Lui era uno dei fondatori e aveva una collezione fantastica di vinili che mi aprirono la mente a mondi sconosciuti.

    RispondiElimina
  2. Wow, abbiamo in comune tre gruppi del cuore! Io avrei aggiunto anche i REM. Steve Wynn e Bob Mould solisti ho continuato a seguirli, da allora a oggi che sono un papà di 45 anni :-)

    RispondiElimina