domenica 19 aprile 2009

L'amico mio più caro


Non mi importa se ci siamo incontrati quando sei morto. Sulla bordo della fontana a capo Piazza, a L'Aquila, io ragazzetto, sfogliavo l'ultimo Buscadero, come la santa reliquia. Era una giornata di marzo del 1984 e non so come mi trovassi là, forse un sabato pomeriggio, a far visita ai nonni, arrivando da Ortona. Lessi questo articolo, con qualche commento della buonanima di Guido Toffoletti e subitò capii che c'era qualcosa di diverso dalle menate da Rockstar di un Eric Clapton, in procinto di cavalcare gli 80 ed i 90 con la giacca nuova di Armani sulle spalle e una mano sul culo della Del Santo. Alexis Korner è morto a Capodanno in un ospedale di Londra, aveva 55 anni. Come mai nessuno mi aveva avvertito della presenza di questo individuo? Iniziai una ricerca vinilica che portò soddisfazioni nulle alla mia discoteca. Intanto si ammucchiavano sullo scaffale di casa robe del tipo John Mayall, Whitesnake, Rolling Stones, Led Zeppelin, Free, Small Faces. Non comprendevo: perchè non riuscivo a trovare niente di Korner? Lo dimenticai, citandolo solo in qualche discussione tra bluesofili, ma in realtà, nessuno di noi, sapeva un accidente di lui. Passarono gli anni e terminarono i tempi d'oro del collezionismo. Nel 1994, perso nelle enormità di un centro commerciale qualsiasi del pescarese, mi ritrovai a rovistare in quegli enormi cestoni dove vengono ammassati centinaia di cd in offerta in una sorta di babele dei generi, che farebbe rabbrividire uno Scaruffi. Tra un vecchietto che stringeva nelle mani il live in Molfetta di Reitano e la signora-bodrilla con la compilation "80vogliaDiscoParty", mi capitò uno di quei miracoli che non si avverano neanche nella vecchia Carnaby Street: un doppio cd Rosso/blu, denominato "Alexis Korner & Friends". Fu allora che dimenticai la mia compagna al bancone della verdura, per correre alla cassa e subito dopo all'auto, per godere dell'amico conosciuto e mai frequentato. Dopo un mese di ascolti continui, riuscì a capire chi era veramente Alexis Korner e cosa avevano in comune con lui tanti gruppi inglesi: aveva iniziato un giovane Robert Plant (operator), era amico di Richards e stava per sostituire Brian Jones (Jagger non volle), aveva incitato Mayall e farsi sotto con il blues, aveva lanciato un giovane Paul Rodgers (Free, Bad Company, Queen), suonava con Hodgkinson (Whitesnake) ed era amico di Steve Marriott (Small Faces, Humble Pie) era il vero padre del British Blues. Un grande anche da solo, con l'ausilio della chitarra acustica. Ascoltate "Spoonful" per voce e chitarra e capirete perchè si può prendere a sberle Zucchero quando dice di essere un bluesman.

1 commento:

  1. A questo punto mi dovrò dare da fare per riempire le mie lacune...e dire che di musica ne ho masticata....
    Ecco perché amo i blog

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